L’agricoltura nei processi di tutela e valorizzazione del paesaggio rurale

Silvio Menghini – Docente di Economia ed Estimo rurale della Facoltà di Agraria – Università di Firenze

Introduzione
Dal dopoguerra ad oggi il significato di benessere ha subito una profonda evoluzione legandosi alla disponibilità di una sempre più ampia serie di beni e servizi, molti dei quali di mercato, ma anche molti altri non di mercato. A tutto ciò è corrisposta un’altrettanto profonda evoluzione nel significato di “sostenibilità” dello sviluppo, giudicando non più accettabile che essa venga espressa solo in termini di crescita economica. Le recenti emergenze ambientali hanno fortemente accentuato l’attenzione che oggi viene dedicata a tali tematiche, nella consapevolezza di quelli che possono essere i pericoli che si corrono nel finalizzare lo sviluppo al solo accrescimento della ricchezza degli individui, senza il dovuto rispetto per molti altri elementi di valore sociale e ambientale, sia nell’interesse delle generazioni future (equità intergenerazionale), sia per il rispetto delle diverse comunità contemporanee (equità intragenerazionale), soprattutto in ragione dei processi di globalizzazione. Le agricolture di tutto il mondo sono state fortemente coinvolte nel dibattito che si è sviluppato intorno a questi temi, trovandosi ad assumere ruoli ben diversi da quelli del passato. Riferendosi al nostro Paese, tale evoluzione ha portato ad attribuire all’agricoltura un ruolo di tipo “multifunzionale”, riconoscendole non solo la capacità tradizionale di produrre beni alimentari, ma anche le responsabilità e i meriti di sapere assicurare la disponibilità di altri beni e servizi di interesse collettivo, taluni dei quali potenzialmente oggetto di scambio sui mercati (commodities) ed altri pubblicamente disponibili (non commodities). E’ in quest’ultimo ambito che si debbono inquadrare le funzioni paesaggistiche prodotte dall’agricoltura ed è in ragione di questa specifica visione che nel presente intervento verranno sviluppate alcune riflessioni su quello che è il ruolo che dovrebbe avere il settore primario nella tutela e valorizzazione del paesaggio rurale.

Opere fondiarie e ordinamenti produttivi
Il contributo attraverso il quale l’agricoltura partecipa alla determinazione del paesaggio si concretizza principalmente in un insieme inscindibile di elementi fisici e di attività rispettivamente rappresentati dalle“opere fondiarie” e dagli “ordinamenti produttivi” che su di esse si realizzano. Le opere fondiarie, rappresentate dalle sistemazioni idraulico-agrarie, dalle piantagioni e dai vari edifici8, nel modellare lentamente il territorio costituiscono un insieme inscindibile di elementi che, secondo prioritarie esigenze tecniche, trasformano la risorsa naturale indifferenziata (la terra nuda) in risorsa produttiva specializzata (il capitale fondiario), rendendola capace di esprimere una specifica utilità nell’ambito di determinati ordinamenti produttivi agrari e forestali. Considerato tale rapporto funzionale tra elementi strutturali e attività produttive è possibile affermare che le azioni di salvaguardia del paesaggio rurale non si devono limitare alla tutela delle sole componenti del capitale fondiario, ma devono rivolgersi

(8) Da quelli destinati all’uso abitativo a quelli direttamente legati ai processi produttivi (cantine, fienili, ecc.)

anche alla salvaguardia della vitalità delle imprese di produzione chiamate a mantenere tali opere e a dare vita agli ordinamenti. Condivisa l’esigenza di tutelare il paesaggio attraverso il mantenimento delle attività produttive agricole, in un scenario con sempre più limitate garanzie pubbliche a supporto del settore primario, diviene importante che le azioni di salvaguardia rivolte allo stesso si armonizzino con le indispensabili innovazioni che il settore primario deve potere adottare per mantenere la propria competitività sui mercati. Questo aspetto deve essere considerato con estrema attenzione nelle scelte di governo del territorio e di specifica salvaguardia del paesaggio, considerando come certi vincoli rivolti alla immediata tutela di certe risorse possano irrigidire l’ordinamento fondiario e produttivo, alimentando fenomeni di abbandono, di estensivazione, di terziarizzazione, ecc., ancor peggiori di quelli che erano i rischi che si voleva evitare con l’azione di salvaguardia.

Multifunzionalità
Nel tempo, attraverso un percorso strettamente correlato con l’affermazione dei principi di sviluppo sostenibile, le risorse e le attività del mondo agricolo hanno assunto una rilevanza di tipo multifunzionale, vedendosi riconoscere la capacità non solo di garantire le tradizionali funzioni produttive alimentari ma anche“… shape the landscape, provide environmental benefits such as land conservation, the sustainable management of renewable natural resources and the preservation of biodiversity, and contribute to the socio-economic viability of many rural areas” (OECD, 2001). Secondo tale ruolo multifunzionale l’agricoltura è capace di produrre una molteplicità di beni e di servizi, taluni dei quali riconducibili a dei mercati (commodities), ed altri invece disponibili liberamente (non commodities). Negli strumenti di politica agricola e di governo del territorio il significato di multifunzionalità è ricorrente è, aldilà di alcune differenze terminologiche, è sempre legato al fatto che:

– l’agricoltura ha capacità di produrre tali commodities e non commodities in modo congiunto e non separabile;

– le non commodities prodotte hanno caratteristiche di beni pubblici per le quali non esiste un mercato, o se esiste rappresenta una opportunità solo marginale per gestire e tutelare tali funzioni.

Il paesaggio agrario rappresenta una tra le più importanti non commodities che, realizzate in modo congiunto e non separabile dai beni alimentari, ricadono nelle categorie di beni per i quali viene fatto valere il principio di inalienabilità delle risorse, così come normato in modo organico nel nostro paese per tutti i beni culturali già a partire dal 1909 e come poi ribadito dalla stessa normativa del 1939 in merito ai principi di pubblica fruizione e di conservazione dell’integrità fisica delle opere. In base al principio di inalienabilità certi beni vengono investiti di una funzione di pubblica utilità tale da fare emergere per essi un interesse comune che prevale su qualunque forma di utilizzazione, pubblica o privata che sia, che per tali beni si ipotizza. Ecco, quindi, che, sottolineando che i valori espressi dal paesaggio rurale come esternalità positive sono realizzati in modo congiunto e non separabile dalle tradizionali funzioni produttive alimentari, i principi dell’inalienabilità applicati a tale paesaggio rurale implicano un’azione di tutela che non può prescindere dal mantenimento della vitalità produttiva del settore primario.

La dimensione rurale: dall’azienda al territorio
Complessivamente, gli elementi di pregio che sono alla base del valore del paesaggio agrario vengono generati puntualmente nelle singole imprese del primario, ma esprimono le loro funzioni in ambiti (ambientali, sociali ed economici) che superano i confini della singola azienda e del singolo settore economico di appartenenza per interessare quelli più ampi dell’intero contesto territoriale nel quale le aziende si trovano. Sia le politiche di sviluppo del settore sia quelle di tutela del paesaggio di fatto ormai da tempo fanno riferimento ad un territorio definito come “rurale”. Omettendo per necessità di sintesi molte possibili considerazioni sul significato di ruralità, in questo ambito si adotterà questo termine per indicare un territorio in cui l’agricoltura mantiene un ruolo di prevalente caratterizzazione, non rappresentando comunque più l’unica forma di utilizzazione residenziale e produttiva locale. Ecco, quindi, che il territorio rurale rappresenta un luogo fisico in cui coesistono diverse categorie di soggetti, ciascuna delle quali rivolta alle medesime risorse con istanze personali e con una diversa percezione e sensibilità nei confronti del medesimo paesaggio, in ragione del valore che esso esprime quale manifestazione identitaria percepibile (9) da ciascuna di esse. Questa definizione di una dimensione rurale nella quale inquadrare le funzioni paesaggistiche dell’agricoltura propone due principali riflessioni:

– nel territorio rurale il settore primario è costretto ad una sempre più serrata coesistenza con soggetti indifferenti alle esigenze produttive che esso ricerca, ma comunque sensibili nei suoi confronti sia per le esternalità positive che è in grado di generare, sia per le opportunità di riconversione residenziale dei fondi agricoli stessi;
– la dimensione rurale definisce uno spazio fisico e funzionale nel quale si deve “leggere” il complicato legame tra bene paesaggistico e contesto al quale deve sottostare l’azione di tutela. Con tale principio si propone anche per il paesaggio rurale un’interpretazione del principio di inalienabilità in funzione dei rapporti che intercorrono tra gli specifici beni da tutelare e il contesto in cui essi si trovano, indicando di fatto come essi abbiano un valore che si completa solo in ragione di ciò che li circonda.

Questi aspetti sono di assoluta importanza a livello di salvaguardia del paesaggio rurale, in quanto ci consentono di affermare che l’azione di tutela:

– deve riuscire a ricomprendere le differenti manifestazioni identitarie che sono espresse nel territorio rurale da parte dei vari stakeholders;
– non deve esaurirsi nei soli luoghi puntuali di particolare pregio, ma deve essere estesa all’intero contesto nel quale tali elementi si collocano, ricomprendendo nei termini di contesto tanto l’insieme compiuto delle opere fondiarie che l’insieme delle attività che con esse si realizzano.

Conclusioni
Il paesaggio rurale è una realtà che per molti secoli è mutata in modo lento e impercettibile, in funzione di un territorio che si evolveva per il solo mutare dell’agricoltura. Oggi, le perduranti crisi del settore primario e le sempre più intense commistioni tra urbano e rurale, hanno impresso una forte accelerazione a tali dinamiche, ponendo in

(9) Comma 2 art. 131 Codice dei beni culturali e del paesaggio

evidenza nuovi scenari nei quali molte testimonianze paesaggistiche rurali rischiano di perdersi irreversibilmente. Come abbiamo avuto modo di indicare in questo breve intervento, riprendendo il titolo del Convegno, possiamo affermare che l’agricoltura ha avuto sino ad oggi il merito di “vestire il paesaggio rurale” e solo con l’agricoltura avremo modo di mantenere integro tale abito anche per il futuro. Affinché tutto ciò sia possibile è importante che le azioni di tutela del paesaggio, seppure rivolte ad una azione di salvaguardia, si aprano sempre di più al governo dei mutamenti, avendo il coraggio di esprimere delle scelte di indirizzo, ancorché fermarsi alla fissazione di soli divieti. Lo sforzo che ancora oggi dobbiamo fare, aldilà delle chiare enunciazioni, è quello di non cadere nella tentazione di una tutela di tipo “museale” del paesaggio rurale, fissando in una “cartolina” una immagine in cui non ci sia più spazio per l’uomo se non nei termini di osservatore esterno. Rispetto a questo generale auspicio, è comunque necessario considerare come nel nostro Paese esistano realtà rurali estremamente differenti tra di loro, potendo individuare contesti gravati da un’eccessiva pressione antropica, rispetto ad altri che, all’opposto, soffrono di profondi stati di abbandono e, ancora, distinguendo ambiti fortemente vocati verso le produzioni di qualità rispetto a quelli con minori opportunitàin  tale senso. Di fronte alle differenti specificità ed emergenze locali l’azione di tutela del paesaggio rurale dovrà essere opportunamente modulata secondo le specificità locali, in base ai rischi e alle opportunità proprie di ogni contesto, cercando di superare una visione di governo del territorio ancora oggi troppo deterministica, ricca di classificazioni preventive che riducono al minimo qualunque forma di progettazione concertata, sia a livello di comunità, sia in termini di raccordo con le varie possibili strategie di sviluppo socioeconomico locale. In tale relazione non è possibile indicare tutte le principali strategie possibili, ma tra di esse meritano particolare attenzione per molte realtà del nostro Paese quelle, che legandosi alla qualità dei luoghi e dei prodotti, consentono di ricondurre nella redditività delle attività del primario parte delle esternalità positive che l’agricoltura è in grado di offrire: la valorizzazione dei prodotti in ragione della loro tipicità legata al territorio, la sollecitazione all’ulteriore sviluppo di “nuove” tipologie produttive (come il biologico e l’agriturismo), rappresentano esempi ormai consolidati di come sia possibile coniugare l’innovazione con la tradizione, la competitività con la sostenibilità ambientale, gli interessi pubblici con le esigenze dei privati imprenditori. Per concludere, se il primato dell’interesse pubblico verso i valori del paesaggio rurale legittima azioni di vincolo senza alcun risarcimento, è comunque vero che il paesaggio rurale non può prescindere da una diffusa e qualificata attività di mantenimento. Volendo escludere, o quantomeno non indicare come prima opzione, forme di aiuto pubbliche(10), è indispensabile che la tutela del paesaggio rurale venga realizzata favorendo un’agricoltura sostenibile anche sul piano economico, garantendo innanzi tutto una piena sinergia tra le politiche di governo del territorio e gli indirizzi di sviluppo socioeconomico locale.  Tale convergenza dovrebbe avere luogo anche tra i diversi livelli decisionali responsabili a vario titolo della gestione di tali tematiche, dallo Stato ai singoli Comini, risolvendo gli evidenti problemi che emergono quotidianamente tra una moltitudine di decisori. Infine, ma non certo per importanza, è fondamentale ricondurre le questioni

(10) Tuttavia legittimabili in una logica non assitenzialistica per il significato che hanno le esternalità positive che l’agricoltura produce in favore dell’intera collettività

di tutela del paesaggio rurale alla “capacità” che la collettività ha di leggere tale paesaggio, giungendo ad una manifestazione di interesse pubblico nei suoi confronti in ragione di una migliore conoscenza dell’insieme dei valori storici, naturalistici, sociali e produttivi che in esso coesistono. Una appropriata conoscenza collettiva di tali valori contribuirebbe a restituire al decisore pubblico una migliore capacità di esercitare il proprio ruolo, interpretando le istanze di inalienabilità sulla base di oggettivi riscontri tecnici e non sulla scia di estemporanee emotività.

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