L’esperienza del Master in Paesaggistica a Pistoia

Guido Ferrara – Coordinatore Master in Paesaggistica – Università di Firenze

Il Master in Paesaggistica di 2° livello dell’Università degli Studi di Firenze dal 2002 ha sostituito nella sua sede di Pistoia la Scuola di Specializzazione triennale in Architettura dei Giardini e Progettazione del Paesaggio, attivata nel 1997 dalla sinergia di 4 Facoltà dell’Ateneo (Agraria, Architettura, Ingegneria e Scienze Matematiche, fisiche e naturali), e di cui prosegue l’esperienza didattica con un nuovo e aggiornato progetto formativo. Mariella Zoppi, allora preside della Facoltà di Architettura, ebbe modo di curare i diversi passaggi dell’itinerario che portarono alla fondazione della Scuola, che rispetto alle altre analoghe operanti in altre sedi (Genova, Palermo) nacque quale istituto interfacoltà, grazie alla collaborazione diretta di campi disciplinari separati, accettando senza problemi in qualità di iscritti un ampio spettro di laureati. Nel settembre 2001 si è costituita a Pistoia la società consortile a responsabilità limitata, UNISER scrl (servizi didattici per l’Università), allo scopo di favorire e realizzare l’istituzione di corsi di istruzione di livello universitario operanti nel territorio della Provincia di Pistoia. I soci fondatori di UNISER sono stati la Fondazione della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, la Provincia di Pistoia, il Comune di Pistoia e la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura ai quali si sono aggiunti nel 2002 Ansaldobreda Spa, Assindustria, l’Università di Firenze e il Comune di Quarrata. La Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia si è affiancata all’iniziativa come Ente sostenitore. Lo stesso hanno fatto anche i Comuni di Montecatini Terme, Monsummano Terme, Pescia, Lamporecchio e la Comunità Montana dell’Appennino Pistoiese. E’ grazie al supporto logistico e finanziario dell’UNISER che sia la Scuola che il Master in Paesaggistica hanno avuto la possibilità di operare durante gli ultimi 10 anni con sede didattica a Pistoia. Ci sono molti buoni motivi per questa localizzazione: il comprensorio com’è noto ospita un consolidato polo vivaistico di piante ornamentali per la costruzione di parchi e giardini, e costituisce un’importante realtà produttiva presente sul mercato nazionale ed internazionale: si configura pertanto come un interfaccia ottimale per gli specifici obiettivi formativi del Master. Dal punto di vista delle proprie finalità, il Master in Paesaggistica ha assunto l’obiettivo di costruire una specifica figura professionale in grado di operare con competenza nel campo di attività dell’architettura del paesaggio. E’ specificatamente rivolto a chi, già in possesso di una laurea magistrale conseguita in una delle quattro Facoltà promotrici prima citate o in quella di Lettere e Filosofia, avverta la necessità di uno specifico approfondimento professionale entro un campo affine a quello già esplorato con le precedenti esperienze didattiche, ma senza una finalizzazione mirata al tema: in altri termini il Master è a disposizione di quanti hanno già acquisito un livello di preparazione tecnica in campi affini (e che quindi in parte già operano entro il campo della paesaggistica) ma che avvertono la necessità di dotarsi di una base tecnicopratica più professionale. L’architetto del paesaggio (o paesaggista) partecipa di norma agli studi di ambiente, d’impatto ambientale, di programmazione e gestione nella pianificazione territoriale ai vari livelli che comunque prevedano destinazioni d’uso del suolo, piani del paesaggio, progetti per zone di trasformazione urbana (pubblici e privati), zone industriali e artigianali, selvicoltura urbana, protezione e messa in valore degli spazi naturali, infrastrutture (strade, ferrovie, fiumi e canali, linee di trasporto dell’energia elettrica, ecc.). Ha particolare e specifica competenza – a livello esemplificativo – sui progetti di parchi e giardini, spazi d’uso pubblico, recupero delle aree degradate (cave e discariche), aree ricreative, termali e sportive, spazi aperti relativi a beni storici e archeologici, aree naturali e protette. Pertanto, al paesaggista oggi non è richiesto solo il progetto di singole aree verdi: il suo intervento è necessario nelle operazioni di gestione e di trasformazione del territorio alle diverse scale e infatti è tenuto ad elaborare interventi con riferimento alla strategia dello sviluppo durevole, dove sotto la sua responsabilità ricadono:

a. il disegno e l’aspetto sensibile del paesaggio, previa identificazione delle risorse che lo compongono e delle loro interdipendenze e caratteristiche dinamiche;

b. le attività di riproduzione e gestione dei paesaggi, con la messa in atto di un dialogo continuo fra i diversi attori sociali nelle attività d’uso corrente, dato che i processi sociali ed ecologici sono responsabili delle forme del paesaggio e della loro evoluzione. Si tratta quindi non di proporre un decoro superficiale (che copra e corregga le apparenze esteriori delle malformazioni strutturali) ma di sviluppare la creatività e l’invenzione, facendo emergere il progetto di paesaggio come indissolubilmente legato al complesso delle dinamiche sociali. Questa figura professionale corrisponde all’attuale amplificazione degli interessi della società nei confronti del paesaggio, concorrendo tra l’altro all’applicazione di una delle specifiche richieste della Convenzione europea del Paesaggio (Firenze, 20.10.2000, ratificata in Italia dalla Legge 14 del 9 gennaio 2006) che invita gli Stati aderenti al Consiglio d’Europa a formare specialisti nel settore. Più precisamente l’Art. 6 della Convenzione impegna a promuovere:

c. la formazione di specialisti nel settore della conoscenza e dell’intervento sui paesaggi;

d. programmi pluridisciplinari di formazione sulla politica, la salvaguardia, la gestione e la pianificazione del paesaggio destinati ai professionisti del settore pubblico e privato e alle associazioni di categoria interessate;

e. gli insegnamenti scolastici e universitari che trattino, nell’ambito delle rispettive discipline, dei valori connessi con il paesaggio e delle questioni riguardanti la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione.

E’ noto che in questa direzione si stanno muovendo da tempo e con successo numerosi atenei italiani, con l’offerta di specifici corsi di laurea di primo e di secondolivello in architettura del paesaggio, parchi e giardini, sia sul versante delle Facoltà di Agraria che su quello delle Facoltà di Architettura. Il Master in paesaggistica di Pistoia invece, proseguendo l’esperienza positiva della Scuola di Specializzazione, ha optato come si è detto ad un’impostazione transdisciplinare, e non a caso i docenti coinvolti provengono sia dalle 4 Facoltà promotrici sia dal campo delle professioni specialistiche. Il Master aderisce all’ECLAS (European Council of Landscape Architecture Schools) e a LE:NOTRE (Thematic Network Project in Landscape Architecture). I suoi obiettivi formativi generali sono allineati con quelli della rete internazionale degli istituti accademici nati e strutturati in Europa per la formazione di professionisti operanti nel campo della paesaggistica. Il Master ha avviato le procedure per il riconoscimento formale da parte dell’EFLA (European Federation for Landscape Architecture), in modo analogo a quello già conseguito dalla Scuola di Specializzazione in Architettura dei Giardini e Progettazione del Paesaggio dell’ateneo fiorentino (cfr. http://www.efla.org), di cui come si è visto prosegue direttamente l’esperienza. Detto riconoscimento non è una banale formalità, perché abilita i diplomati alla libera circolazione nei paesi dell’Unione Europea al fine di svolgervi la professione di landscape architect, con l’automatico superamento delle barriere corporative che caratterizzano tuttora l’ordinamento delle professioni in Italia, e quindi indipendentemente dalla laurea specialistica di base e/o dell’iscrizione ad un albo professionale.

Tipologia delle figure professionali
L’art. 4. del Regolamento del Master, approvato dal Comitato Ordinatore del 27 ottobre 2006, propone fra gli obiettivi dell’istituzione la “definizione della figura professionale e campo operativo del paesaggista” e dichiara quanto segue: “Il Master intende assolvere alle esigenze di formazione professionale sentite da molti e diversi operatori tecnici, in riferimento sia agli Ordini professionali esistenti sia a numerose attività professionali emergenti e organizzate in specifiche Associazioni di categoria, come l’AAA (Associazione Analisti Ambientali), l’AIAPP (Associazione Italiana per l’Architettura del Paesaggio), l’AIN (Associazione Italiana Naturalisti), la SIEP-IALE (Società Italiana per l’Ecologia del Paesaggio), la SIGEA (Società Italiana per la Geologia Ambientale).” Nel corso della Prima Conferenza Nazionale sulle Professioni dell’Ambiente e del Paesaggio organizzata dalla FEDAP (Federazione delle Associazioni Professionali Ambiente e Paesaggio, Roma, 21 novembre 1997) sono stati indicati per il paesaggista i seguenti campi operativi:

DEFINIZIONE DELLA FIGURA PROFESSIONALE CAMPO OPERATIVO E D’ATTIVITÀ

1. Progettista del paesaggio alla scala di dettaglio o per oggetti di particolare pregio ornamentale:
giardini privati, piscine, verde “verticale”, giardini d’inverno, mostre ed esposizioni, arredi di interni, serre, fioriture tappezzanti, giardini pensili, opere ornamentali e monumentali fra cui tombe, cimiteri, ecc.

2. Restauratore di parchi, giardini e complessi ambientali storici:
recupero, attualizzazione e valorizzazione delle molte decine di migliaia di complessi storici presenti in Italia, in taluni casi vincolati anche come monumenti nazionali

3. Progettista di spazi aperti urbani e rurali, aree verdi specialistiche, progettista degli spazi aperti di relazione:
parchi e giardini pubblici e privati, aree sportive e ricreative, aree libere di pertinenza di edifici d’uso pubblico, parcheggi con grande presenza di verde, alberature stradali e relativi piani di gestione, ecc.

4. Consulente per l’inserimento nel paesaggio di complessi, esperto di minimazione d’impatto sul paesaggio di impianti e infrastrutture, esperto di ingegneria naturalistica:
sistemazioni a verde di complessi insediativi, urbani e attrezzature tecnologiche, recupero, riprogettazione e monitoraggio di aree degradate o problematiche (cave, discariche, aree dismesse), compensazioni paesaggistiche su situazioni poste sotto stress ambientale

5. Consulente per piani e progetti strategici degli spazi aperti e dell’ecologia della città:
consulenza ai piani regolatori urbanistici nel settore ambientale, piani regolatori del verde urbano, normativa di salvaguardia della naturalità diffusa

6. Analista ambientale nel campo del paesaggio, ecologo del paesaggio:
analisi valutativo-diagnostiche del paesaggio e degli ecomosaici, studi d’impatto ambientale relativi al paesaggio, procedure di VIA

7. Pianificatore del paesaggio a livello territoriale
piani del paesaggio a scala comunale (per es. piani strutturali), provinciale (ex L. 142/90) e regionale (piani paesistici ex L. 431/85), piani di bacino (ex L. 183/89), piani territoriali di coordinamento delle aree protette nazionali e regionali (ex L. 394/91), regolamenti dei parchi naturali (ex L. 394/91), piani per la tutela di biotopi, normative di protezione di aree sensibili, ecc.”

Come si vede, si tratta di argomenti e campi di attività molto diversi fra loro, ciascuno dei quali potrebbe perfino provocare un’offerta didattica specifica per singoli corsi Master. Quello dell’Università di Firenze, invece, intende coprire l’intera gamma delle possibili specializzazioni e sbocchi occupazionali del paesaggista, ed infatti impegna ben 2 anni di corso, con un offerta didattica totale di 110 CFU. L’Università di Firenze ritiene importante in particolare che la paesaggistica venga predisposta ai suoi cultori come una disciplina unitaria, pur distinguendo fra le diverse scale d’intervento e fra le molteplici finalità per le quali è di norma invocata la sua presenza. Infatti, la gamma delle diverse prestazioni hanno un fondamento metodologico comune che tiene unito da un lato il giardino e/o le progettazioni paesistiche di dettaglio esecutivo e dall’altro il paesaggio e le tematiche di carattere valutativo e pianificatorio(1). Unito, ma distinto: e infatti i laboratori didattico-formativi hanno una diversa connotazione fra il primo e il secondo anno di corso.

I laboratori didattico-formativi
La distribuzione dei corsi è articolata secondo un iter didattico che prevede una distinzione fra le materie conoscitive e le materie progettuali. Le prime sono organizzate a costruzione di laboratori che concorrono a formare nello studente la conoscenza analitico diagnostica sia del giardino che del paesaggio. Questa attività è collocata di norma nel primo quadrimestre della annualità di riferimento. Le materie progettuali invece caratterizzano la seconda fase dell’anno e convergono nella costruzione di due laboratori interdisciplinari, impostati per condurre lo studente alla elaborazione di progetti di paesaggio, che costituiscono oggetto d’esame. Pertanto, al primo anno il “laboratorio conoscitivo” riguarda la conoscenza del giardino e dei suoi componenti, seguito da due “laboratori progettuali”, esitati da esami integrati multidisciplinari dedicati il primo ad un restauro di un giardino storico e il secondo ad un progetto di giardino contemporaneo. In modo analogo, al secondo anno il “laboratorio conoscitivo” riguarda la conoscenza di un caso studio di livello paesistico e i due “laboratori progettuali” sono riferiti il primo ad un’esercitazione di ecologia applicata e il secondo alla redazione di un piano e/o progetto di gestione di un paesaggio a grande scala.

Primo anno: IL PROGETTO DEL GIARDINO
Tema annuale concordato con Pubbliche Amministrazioni/Enti Locali o altri soggetti sulla base degli Assi tematici presentati inizialmente con lezioni magistrali di materie finalizzate alla conoscenza del giardino e dei suoi componenti.

(1) La Convenzione europea così argomenta in proposito: “Fatte salve le disposizioni dell’articolo 15, la presente Convenzione si applica a tutto il territorio delle Parti e riguarda gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani. Essa comprende i paesaggi terrestri, le acque interne e marine. Concerne sia i paesaggi che possono essere considerati eccezionali, che i paesaggi della vita quotidiana e i paesaggi degradati.”

Oltre alle lezioni frontali è prevista una parte dedicata alla conoscenza del giardino/parco da progettare nella seconda parte dell’anno. Ciascuno studente dovrà produrre un elaborato multidisciplinare contenente la fase di analisi e conoscenza del giardino da utilizzare per il progetto da svolgere nella seconda parte dell’anno.
Le materie e i docenti per l’A.A. in corso sono le seguenti:

La conoscenza del giardino
• Storia del giardino e del paesaggio (A. Rinaldi)
• Geografia fisica [pedologia] (U. Wolf)
• Morfologia e fisiologia vegetale (S. Schiff)
• Elementi di botanica (L. Maleci Bini)
• Botanica sistematica (M. Mariotti)
• Botanica forestale (P. Grossoni)
• Fondamenti di Ecologia vegetale (L. Lazzara)
• Idraulica (E. Bresci)
• Patologia vegetale (P. Capretti)
• Entomologia vegetale (R. Tiberi)

Il progetto del giardino
• Architettura dei giardini e dei parchi (L. Latini)
• Architettura del paesaggio (B. Guccione)
• Tecniche della cartografia automatia (F. Montanari)
• Idrologia, impianti e tecniche di irrigazione [parte teorica e applicazione alla progettazione] (G. Ghinassi)
• Meccanizzazione delle aree verdi [parte teorica e applicazione alla progettazione] (A. Parenti)
• Tecniche di progettazione delle aree verdi (M. Pozzoli)
• Esercitazione di disegno (C. Capitanio)
• Restauro dei giardini e dei parchi storici (G. Galletti)
• Conservazione della vegetazione nei giardini storici (P. Grossoni)

Secondo anno: IL PROGETTO DEL PAESAGGIO
Tema annuale concordato con Pubbliche Amministrazioni/Enti Locali o altri soggetti sulla base degli Assi tematici presentati inizialmente con lezioni magistrali di materie finalizzate alla conoscenza del paesaggio e dei suoi componenti. Oltre alle lezioni frontali è prevista una parte dedicata alla conoscenza del paesaggio da progettare nella seconda parte dell’anno. Ciascuno studente dovrà produrre un elaborato multidisciplinare contenente la fase di analisi diagnostica da utilizzare per il progetto/programma di gestione da svolgere nella seconda parte dell’anno. Le materie e i docenti per l’A.A. in corso sono le seguenti:

L’analisi paesaggistica
• Cultura del progetto paesistico (G. G. Rizzo)
• Geografia urbana e regionale (F. Pardi)
• Storia della città e del territorio (G. Corsani)
• Geobotanica (P. V. Arrigoni)
• Geomorfologia applicata (U. Wolf)
• Geologia ambientale (S. Moretti)
• Geologia applicata (C. A. Garzonio)
• Tecniche di foto-interpretazione e telerilevamento (I. Chiaverini)
• Diritto amministrativo applicato (D. Parducci)
• Diritto dell’ambiente e diritto urbanistico (N. Assini)
• Rappresentazione del territorio e dell’ambiente (C. Capitanio)

Il progetto del paesaggio
• Pianificazione dei parchi naturali (G. Ferrara)
• Recupero e riqualificazione ambientale e territoriale (F. Piragino)
• Estimo e valutazioni ambientali [con esercitazioni] (E. Marone)
• Forestazione urbana (F. Salbitano)
• Analisi e valutazione ambientale (L. Vallerini)
• Ecologia agraria (C. Vazzana)
• Tecniche cartografia automatica (F. Montanari)
• Ecologia del Paesaggio (P. Piussi)
• Rappresentazione del territorio (C. Capitanio)
• Laboratorio di sintesi finale (G. Ferrara).

Ciascuno studente dovrà produrre un piano di gestione o un progetto di paesaggio, realizzato con il contributo e la supervisione dei docenti e dei tutors davanti ad una Commissione costituita da tutti i docenti del Secondo Anno. Di norma, non si tratta di casi studio teorici o astratti, validi solo in senso didattico, ma di problemi reali che di volta in volta vengono proposti direttamente o indirettamente all’attenzione del Master da parte di enti di governo del territorio. Proficui rapporti ed interscambi sono stati svolti da Scuola e Master un anno dopo l’altro con i Comuni di San Casciano Val di Pesa, Calenzano, Montecatini Terme, Bagno a Ripoli, Guastalla, Firenze, Tivoli e con il Garden Club di Livorno. Inoltre non è infrequente che docenti e studenti del Master vengano invitati a prender parte a seminari-laboratorio organizzati da enti diversi, spesso di livello internazionale. Infine, si deve ricordare che a conclusione del secondo anno lo studente è tenuto a selezionare – per completare il proprio iter didattico – un caso studio per lo svolgimento della propria tesi di diploma. Anche in questo caso, il suggerimento é di relazionarsi a casi reali, con committenze pubbliche o private da coinvolgere per quanto possibile nell’ambito della progettazione. In alcuni casi l’attività svolta dallo studente per il tirocinio formativo e di orientamento ai sensi dell’art. 5 del decreto attuativo e dell’art. 18 della legge n. 196 del 1997, costituisce l’innesco della scelta del tema della tesi di diploma.

I rapporti con gli enti di governo del territorio
Di norma viene predisposta di volta un volta con un singolo ente locale una convenzione sottoscritta che presenta i seguenti contenuti: “con la Determinazione di Giunta …. n°….del…..è stato proposto al Master in Paesaggistica dell’Università di Firenze di organizzare fra i propri corsi del 2° anno un laboratorio per l’elaborazione di idee progettuali per il seguente Studio (a titolo d’esempio: Il sistema del verde comunale e la viabilità pedonale/ciclabile di connessione esistente e di progetto con proposte per migliorarne la sua specificità e qualità). Detto laboratorio produrrà ipotesi diverse di assetto che potranno essere confrontate entro le procedure di un concorso d’idee riservato agli studenti partecipanti. Tali approfondimenti dovranno caratterizzarsi con il coinvolgimento dell’Ente locale e della cittadinanza nella definizione degli obiettivi e delle prestazioni richieste per gli spazi pubblici oggetto della progettazione, tenuto conto delle fasi di redazione dello strumento urbanistico in corso, che sarà avviato in parallelo e che vedrà coinvolgere l’intera comunità attraverso un percorso di urbanistica partecipata. Il laboratorio e il concorso dovranno trovare realizzazione entro un anno dalla firma della presente convenzione; allo scopo sarà costituita una giuria, per formulare una graduatoria di merito fra tutti i gruppi partecipanti, formata dal Sindaco e dagli Assessori all’Urbanistica e al Verde pubblico (o da loro rappresentanti) e da due professori della Scuola. La spesa prevista a carico dell’Amministrazione Comunale risulta di € …… per corrispondere premi da assegnare ai gruppi di studenti classificati nell’apposita graduatoria che verrà stabilita dalla giuria e per € …… per l’organizzazione logistica del Laboratorio a base residenziale presso la sede del Comune”. Questa modalità di lavoro ha sempre fornito ottimi risultati, in quanto ha permesso di finalizzare il processo formativo con il contributo non indifferente di amministratori e cittadini e con la valutazione dei risultati non solo e non tanto all’interno dell’organizzazione accademica ma soprattutto in rapporto alle rappresentanze qualificate delle comunità locali, secondo le raccomandazioni della Convenzione europea.

La valutazione di qualità della Fondazione CRUI (Conferenza Rettori Università Italiane)

Premessa
Promuovere oggi in Italia la Qualità dei Corsi di Studio universitari è al tempo stesso una necessità e un’opportunità. Nel momento in cui ci si avvia a un nuovo riordino degli ordinamenti didattici secondo il DM 270/04, gestione e valutazione della Qualità dei Corsi di Studio possono rivelarsi strumenti strategici per ridisegnare la formazione universitaria in senso più competitivo, efficace ed efficiente; possono inoltre essere la garanzia per un nuovo patto sociale tra il sistema universitario e la società (leggi l’opinione pubblica e la “politica”), che consenta maggiori investimenti del Paese sia in termini di risorse finanziarie sia in termini di impegno politico. In un contesto internazionale appare ormai urgente favorire l’adozione, da parte del sistema formativo universitario, di comportamenti coerenti con gli standard europei e con le relative linee guida in termini di Assicurazione della Qualità, e appare altrettanto urgente favorire la riconoscibilità internazionale dei titoli rilasciati dai Corsi di Studio. La prospettiva dell’istituzione di una Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario rende infine urgente la formulazione di criteri condivisi per la valutazione della formazione universitaria.

Qualità dei Corsi di Studio
La qualità di un servizio, e quindi anche di un Corso di Studio universitario (CdS), è il grado di soddisfazione dei Requisiti per la Qualità, ovvero delle esigenze e delle aspettative di tutti coloro (Parti Interessate, PI) che hanno interesse nel servizio formativo offerto. Il CdS deve possedere un insieme di caratteristiche tali da soddisfare quanto più possibile l’insieme di tali Requisiti. In questo modo la Qualità diviene valutabile tramite un confronto tra quanto il CdS realizza e quanto da esso si attende. La Qualità non nasce da sola e dal nulla. Essa deve essere attivamente perseguita attraverso una Gestione per la Qualità(2) del servizio di formazione offerto dai CdS, ovvero dei processi che lo caratterizzano. Nell’ambito della Gestione per la Qualità, le attività (processi) mirate a “dare fiducia” del soddisfacimento dei Requisiti per la Qualità a tutte le PI, sia interne al CdS (in primis, agli organi di gestione) sia esterne, quali i soggetti interessati alle competenze dei laureati costituiscono la ”Assicurazione della Qualità”(3)  (Quality Assurance, QA).

(2)Definizione di “Gestione per la Qualità” (da ISO 9000:2000): Attività coordinate per guidare e tenere sotto controllo un’organizzazione in materia di Qualità.
(3) Definizione di “Assicurazione della Qualità” (da ISO 9000:2000): Parte della gestione per la qualità mirata a dare fiducia che i requisiti per la qualità saranno soddisfatti.

I processi di Assicurazione della Qualità non si aggiungono alle attività di progettazione e realizzazione di un CdS, ma semplicemente ne promuovono una gestione più efficace. In questo contesto appare opportuno e urgente individuare i Requisiti per la Qualità relativi alla QA da considerare come “irrinunciabili” in ambito nazionale. Tali Requisiti dovranno rappresentare l’interfaccia di riferimento tra i CdS e le istituende agenzie per la valutazione. La determinazione dei Requisiti da soddisfare può poggiare, oggi, su quanto maturato a livello europeo: esiste infatti un generalizzato consenso su un insieme di Requisiti generali per i CdS, che hanno trovato una loro sintesi formale nel documento ENQA “Standards and Guidelines for Quality Assurance in the European Higher Education Area”, adottato nel contesto del processo di Bologna dai Ministri dell’istruzione di 45 paesi(4) (Bergen, 19-20 maggio 2005), insieme al documento “European Qualification Framework ”(5) relativo al reciproco riconoscimento delle qualificazioni. Oltre a tali Requisiti i CdS dovranno poi soddisfare Requisiti specifici determinati da esigenze nazionali e locali.”(6) Il Master in Paesaggistica dell’Università di Firenze aderisce dal 2005 al sistema di qualità della Fondazione CRUI ed ha in corso di adempimento le modalità di verifica e monitoraggio previste.

Conclusioni
A dimostrazione della continuità stabilita fra le due istituzioni (Scuola e Master) che hanno assicurato questo servizio all’interno dell’Università di Firenze, giova ricordare in questa sede i contenuti del Convegno “INSEGNARE PAESAGGIO – TEACHING LANDSCAPE”, organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Architettura dei Giardini e Progettazione del Paesaggio a Pescia il 12 Settembre 1998. In particolare l’intervento di Giuliana Campioni, presidente della FEDAP(7), affermava:

– “si sottolinea che la soluzione di un problema complesso come quello della produzione e riproduzione del sapere nel campo della pianificazione e progettazione del paesaggio presuppone, come condizione irrinunziabile, il superamento di fatto delle barriere disciplinari e professionali tuttora esistenti;

– si evidenzia l’opportunità della formazione a livello universitario di tecnici adatti a svolgere una funzione di tipo “generalista” con responsabilità e competenze specifiche sul paesaggio entro équipes interdisciplinari abilitate ad organizzare un sistema complesso di decisioni;

– si sostiene, a tale proposito, la convenienza che si costituiscano, con il contributo di tutte le competenze disciplinari necessarie ed interessate, corsi di laurea con orientamento in pianificazione e progettazione del paesaggio tale da produrre una nuova professionalità capace di affrontare al meglio la sfida dell’integrazione con l’Europa;

– si afferma l’esigenza che esperienze analitiche e progettuali sul paesaggio vengano a far parte del curriculum di studi di tutti i tecnici destinati ad operare in questo campo, al fine di definire soggetti dotati di un bagaglio cognitivo comune ed allo stesso tempo capaci di controllare problemi specifici. Tali esperienze potranno essere fatte entro le singole Facoltà, e, successivamente, nelle Scuole di specializzazione aperte ai laureati di diversa provenienza – come quella che ci ospita oggi e che costituisce un punto fermo nel processo di integrazione disciplinare – il cui

(4)L 64/60 IT, Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 4.3.2006 “Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 febbraio 2006 sul proseguimento della cooperazione europea in materia di certificazione della qualità nell’istruzione superiore”, (2006/143/CE).
(5) Commission of the European Communities, “Proposal for a Recommendation of the European Parliament and of the Council on the establishment of the European Qualifications Framework for lifelong learning”, Brussels 5 sept. 2006, COM(2006) 479 final, 2006/0163 (COD)
(6) Fondazione CRUI: Requisiti per l’Assicurazione della Qualità dei Corsi di Studio universitari, Roma 2006.
(7) Federazione delle Associazioni Professionali operanti sull’Ambiente e il Paesaggio.

diploma dovrà essere in futuro equiparato alla laurea specifica secondo modelli largamente consolidati in Europa;

– si auspica una crescita delle iniziative di istituzione di Master pubblici e privati mirati alla formazione post-laurea, sostenendo il ruolo svolto dalle Scuole private nel rilascio di diplomi capaci di creare nuove figure professionali, purché esse offrano gli strumenti adeguati per un’idonea qualificazione e l’apertura di nuovi sbocchi occupazionali;

– si indica l’utilità della formazione finalizzata alla creazione di figure di minor profilo, ma al contempo specializzate sotto il punto di vista tecnico, destinate a svolgere un ruolo attivo nei processi di realizzazione e manutenzione degli spazi verdi;

– si rileva, infine, la convenienza che le istituzioni preposte alla didattica ed alla ricerca forniscano sostegno tecnico-scientifico ai Corsi di aggiornamento e perfezionamento istituiti e gestiti direttamente dalla Associazioni Professionali al fine di attualizzare le prestazioni tecniche di quanti operano nel settore.”

Facendo oggi un bilancio sintetico, possiamo concludere con soddisfazione che gran parte di questi auspici si sono realizzati e ciò ci permette di guardare al lavoro futuro con discreto ottimismo.

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