Pietro Porcinai e il ‘Servizio speciale di Architettura per Parchi e Giardini’ del Grande Stabilimento Orticolo Toscano Comm. Martino Bianchi di Pistoia (1932-47)

Gianluca Chelucci – Associazione “Storia e Città” – Pistoia

Il convegno “Vestire il Paesaggio” e le iniziative collaterali promosse intorno alla figura di Pietro Porcinai, offrono l’occasione per presentare i281 primi risultati di una ricerca in corso, non priva di aggiornamenti e di spunti, che si inserisce sulla scia del recente interesse degli studi per gli esordi e la prima stagione creativa del grande paesaggista fiorentino. La ricostruzione del ruolo assunto negli anni 1932-33 come responsabile del ‘Servizio speciale di Architettura per Parchi e Giardini’ della Ditta Martino Bianchi, e della successiva collaborazione esterna, risulta propedeutica alla comprensione delle ulteriori tappe della carriera di Porcinai, in ordine all’ampia rete di contatti e al carattere delle committenze, all’acquisito bagaglio di competenze tecniche, alla familiarità dei rapporti con Bianchi ed con altri produttori pistoiesi come le ditte Capecchi, Caselli, la SBI di Raffaello Fedi, la ditta Fratelli Sgaravatti. Un legame che rimanda ad esperienze talora subordinate e condizionate da necessità aziendali e da modelli correnti che Porcinai – personaggio dal temperamento notoriamente determinato ed autonomo – non ha tuttavia mai rinnegato, nella consapevolezza delle opportunità offertegli dal ‘tirocinio pistoiese’ e dal ruolo, davvero pionieristico e ‘speciale’ in quegli anni, svolto come “architetto di giardini” di una delle più prestigiose imprese vivaistiche d’Italia. Si avvertiva allora l’urgenza di superare una diffusa arretratezza e di favorire – con servizi e strumenti adeguati – il risveglio dell’arte dei giardini, “che fu già antica gloria italiana”, profondendo “le stesse cure, tanto a giardini di pochi metri quadrati, quanto a quelli di qualunque vasta estensione […]. Eppure anche il piccolo giardino, che tanto rallegra la casa moderna, può essere impiantato nel modo più economico ed artistico” (Grande Stabilimento Orticolo Toscano Cav. Uff. Martino Bianchi. Catalogo generale, n. 65, settembre 1932, p. 120). Senza trascurare le richieste di più elitario appannaggio, la divulgazione di un gusto formalmente sobrio e consapevole, rapportato all’individuo ed esteso anche a temi squisitamente sociali, veicolava un’estetica – di marca nordica, secessionista – che si sarebbe affermata nel proseguo degli anni: “secondo quanto si possa pensare il giardino d’oggi deve essere intimo, confortevole, abitabile […]. Deve essere secondo i gusti ed i bisogni del vivere moderno. Se d’estensione limitata, deve anche riflettere il gusto di chi lo fa costruire […]. Come per la concezione e la realizzazione degli interni si ricorre all’Architetto e al Decoratore così il giardino dovrà essere l’opera dell’Architetto di giardini e del giardiniere, in collaborazione col proprietario” (Ibidem). Stante la perdita dell’archivio aziendale dei vivai Bianchi, l’indagine – condotta a partire dalla documentazione conservata nell’Archivio Porcinai di Fiesole (corrispondenza, disegni, fotografie) – si è estesa alla verifica dei materiali residui sparsi in archivi di enti e in raccolte private, al riscontro della documentazione bibliografica d’epoca e dei contributi più recenti, permettendo l’acquisizione di vari elementi conoscitivi, molti dei quali inediti. Particolarmente utile si è rivelato lo spoglio dei cataloghi di vendita della Ditta Bianchi, seguiti con particolare attenzione da Porcinai (e corredati di progetti-tipo autografi): dalla prima presentazione del ‘Servizio speciale di Architettura per Parchi e Giardini’ (apparsa anche in forma sintetica, come opuscolo pubblicitario) sino alla cooperazione e alla consulenza per l’immagine grafica di copertine e di marchi aziendali eseguiti negli anni Quaranta. Numerose e notevoli le commissioni pubbliche e private e gli interventi attuati da Porcinai negli anni Trenta e Quaranta per conto della Ditta Bianchi, sparsi un po’ ovunque all’estero (Albania) e in Italia (da Sabaudia a Carbonia, da Benevento a Trieste, da Ascoli Piceno a Cesena, da Roma a Forlì, da Portofino a Como), nella provincia toscana (da Firenze a Arezzo, fino a Grosseto, Lucca e Pisa) e nello stesso territorio pistoiese: dal capoluogo alla campagna di Casalguidi, dalla montagna di S. Marcello fino a San Baronto, da Monsummano a Montecatini Terme e Pescia. Elemento simbolico e rivelatore di privilegiate affinità, resta – nel cimitero della Misericordia – la misurata “sistemazione arborea” della Cappella funebre di “Martino Bianchi e la sua famiglia”, a corredo della costruzione ideata da Nello Baroni nel 1941, ispirata ad un novecentismo depurato, di rimando pierfrancescano, e ad una stemperata retorica ruralista: naturale e ‘aggiornato’ tributo ad uno dei padri del vivaismo pistoiese.

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