Progetto Anthosart: prima di tutto una sfida culturale

Perchè attraverso la flora, nella percezione di singoli “angoli magici”, è possibile trovare la propria identità. Un risultato importante, in tempo di globalizzazione. Identità collegamento al territorio nel quale si è nati e cresciuti, il nostro habitat…. che deve vivere perchè insieme, si possa continuare a vivere: noi e chi verrà dopo di noi. (Sandro Pignatti)

Nel novembre del 2006, l’Agenzia europea dell’ambiente, nella relazione intitolata “Urban sprawl in Europe – the ignored challenge” mostrava come molti dei problemi ambientali del Vecchio Continente derivano dalla rapida espansione delle aree urbane, fenomeno al momento inarrestabile. Nella stessa relazione, si evidenziava che nel 2020, l’80% della popolazione europea vivrà in aree urbane, in 7 paesi tale proporzione raggiungerà il 90% della popolazione. Nel periodo compreso tra il 1990 e il 2000, oltre 800.000 ettari di territorio europeo sono stai edificati: un’estensione pari a tre volte la superficie del Lussemburgo. Se non ci sarà un ‘inversione di tendenza, le aree urbane raddoppieranno nell’arco di appena un secolo. In Italia si assite allo stesso fenomeno e il 94% della popolazione è concentrato negli insediamenti urbani. Le città europeee, così come quelle italiane stanno cambiando volto: la loro fisionomia, le loro caratteristiche che per secoli le hanno contraddistinte. Stiamo assistendo appunto allo sviluppo della “città diffusa”, caratterizzata dall’assenza di confini, di un dentro e di un fuori lo spazio urbano. La “città diffusa” si contraddistingue dalla definitiva rottura della dicotomia città-campagna, dove i confini, i ruoli, gli ambiti e le funzioni erano chiari e ben definiti. La città del secolo passato era chiaramente riconoscibile con le sue caratteristiche specifiche e le sue funzioni sociali ed economiche, così come la campagna e gli spazi rurali. La città oggi si espande senza soluzione di continuità nel territorio circostante, inglobando e frammentando aree naturali e aree agricole che convivono con grandi centri commerciali e insediamenti abitativi, oggetti che hanno linguaggi diversi e spesso contrastanti, incapaci di comunicare tra loro. In questo scenario, un ruolo fondamentale essenziale sia per il benessere dei cittadini che per lo sviluppo delle città può essere svolto dalle aree verdi urbane. È sempre più diffusa la consapevolezza che la vegetazione rappresenti il principale fattore responsabile della regolazione del clima anche nei contesti urbani (M.L. Scaduto 2013). Il verde urbano può quindi essere una vera e propria risorsa multifunzionale per la città e per i suoi abitanti che può assolvere a diverse funzioni: contrasto degli effetti negativi dei cambiamenti climatici (funzione regolatrice- ambientale: riduzione dell’accumulo di calore, contrasto dell’inquinamento acustico, da CO2 e da polveri sottili; funzione protettiva come il miglioramento del deflusso delle acque piovane…), miglioramento del paesaggio urbano e delle condizioni di vita nelle città (funzione sanitaria: sociale e ricreativa; culturale e didattica; estetico-architettonica). Riconosciuta l’importanza delle infrastrutture verdi negli ambienti urbani, è importante sottolineare ed avere la consapevolezza che non è più sufficiente mettere a dimora qualunque cosa purchè sia verde, rinverdendo il vuoto o recuperando spazi degradati. È invece necessario ed importante valutare tutti i fattori nei quali il verde si va ad inserire: il contesto paesaggistico, le risorse finanziarie disponibili nel lungo periodo necessarie non solo per l’impianto ma anche per la manutenzione, gli habitat naturali e il territorio circostanti, la cultura dei luoghi con le proprie specificità. Le risorse finanziare disponibili nelle Amministrazioni locali per la cura del verde urbano sono sempre più ridotte e i lavori di manutenzione del verde sono spesso assegnati con il criterio unico del massimo ribasso a scapito della competenza e professionalità. Per queste ragioni, si dovrebbero privilegiare quando possibile, l’utilizzo di quelle specie autoctone ma non solo, che meglio si adattano alle condizioni dei nostri ambienti, considerando sia le condizioni climatiche che le esigenze e le criticità del contesto urbano (problemi acustici о di inquinamento). Scegliere quindi piante “coerenti” con i nostri territori per minimizzare la spesa di gestione ordinaria. Inoltre, di non secondaria importanza, bisogna riconoscere che il verde, soprattutto nei contesti urbani, porta con sé una valenza anche culturale-identitaria. La flora autoctona di un luogo lo caratterizza, lo identifica, lo rende unico e diverso dagli altri e in tempi di globalizzazione questo aspetto non è secondario. Fa parte del patrimonio culturale del luogo e quindi di ognuno di noi. Il verde urbano riconnette con il territorio circostante, è una modalità non solo per riportare la Natura in città, ma anche per riportare l’uomo a contatto con la Natura. Questo contatto, come dimostrato negli ultimi anni da numerose ricerche, esercita sull’uomo numerosi benefici mentali e fisici perché il verde urbano è un elemento di diluizione delle tensioni psicologiche per le persone che ne fruiscono e contribuisce al loro benessere psicologico nonché a diminuire gli effetti patologici derivanti dai fattori di stress e di inquinamento della vita urbana (Gibelli G. e al. 2007). Abbiamo bisogno di aree verdi urbane di qualità, sia per contrastare i  cambiamenti climatici, sia per rendere la vita nelle nostre città più vivibili, e per costruire in esse dei luoghi di identità comune capaci di riconnetterci con i nostri territori.

Il progetto Anthosart
Si inserisce in questo scenario il profilo Anthosart – dalla Flora d’Italia al territorio: potenziamento e promozione della rete degli Orti Botanici italiani per l’utilizzo innovativo delle Piante spontanee e per la progettazione delle opere a verde, coordinato da Enea3 e finanziato dal MIUR (Legge 6/2000 per la diffusione della cultura scientifica), In collaborazione con la Società Botanica Italiana e il Forum Plinianum. Il progetto Anthosart promuove una visione del verde urbano nella quale ri-produrre, allevare, utilizzare e progettare secondo natura, impiegando piante della nostra flora, può contribuire a ridurre i costi e a diffondere una coscienza ecologica che vede giardini, viali, tetti, pareti, balconi come luoghi di collegamento tra il verde costruito e il naturale paesaggio circostante, come il tentativo dell’uomo di riportare la Natura in città. Per far questo, il progetto si pone come obiettivo prioritario quello di collegare e di trasferire l’expertise scientifica di Orti botanici e banche del germoplasma – vere e proprie casseforti che custodiscono il nostro patrimonio vegetale – al settore florovivaistico (moltiplicatori, vivaisti, garden center, progettisti) per la progettazione e la gestione sostenibile del verde in città. Il progetto pone l’attenzione quindi sul patrimonio della flora autoctona italiana, composta da numerosissime specie che attualmente sono solo parzialmente utilizzate perché spesso, anche quando non è necessario, se ne privilegiano altre il cui utilizzo è legato a mode del momento. Nell’ambito di Anthosart, sarà sviluppato anche un software contenente tutte le informazioni sulla flora autoctona italiana, area per area, che consentirà di selezionare le Specie con le caratteristiche morfologiche, ecologiche ed estetiche più funzionali a seconda del progetto che si desidera realizzare e del luogo nel quale è situato, migliorando sostanzialmente la sostenibilità della infrastruttura verde. L’idea inoltre è quella di promuovere la costituzione degli ANTHOSHUB, luoghi concreti dove aziende vivaistiche, progettisti, mondo della ricerca, si incontrano per far emergere intorno a oggetti di interesse comune, potenzialità, sinergie, esigenze e criticità e per attivare processi partecipativi volti alla costruzione di progettualità condivisa ispirata alla visione di Anthosart. Pertanto, un AnthosHUВ può diventare: un connettore tra soggetti portatori di interessi comuni; uno spazio permanente sulla ricerca e innovazione applicata al verde costruito; un incubatore per la costruzione partecipata di progettualità di interesse comune; un luogo di eventi che coinvolgono le realtà produttive per la diffusione della filosofia di Anthosart. La partecipazione a un ANTHOSHUB consente di concentrare e condividere esperienze e conoscenze distribuite fra le parti interessate. Ciò richiede, certamente, un investimento in termini di idee e di tempo, ma può generare rete all’interno di una potenzialità diffusa. Fare rete significa dare valore ai rapporti che alimentano la conoscenza della realtà andando oltre le gerarchie di sistema. Saranno parallelamente organizzati dei workshop sul territorio per sensibilizzare la popolazione e gruppi di lavoro regionali per alimentare reti di interessi sui temi della progettualità urbana.
Anthosart vuole instaurare un dialogo non solo con il mondo produttivo dei vivaisti, dei progettisti ma anche con i cittadini-consumatori attraverso attività di comunicazione che hanno l’obiettivo anche di veicolare una idea diversa di bellezza. Oggi, siamo abituati a un’idea di bellezza molto standardizzata, in cui gli oggetti sono tutti uguali, i fiori devono essere grandi e dai colori vistosi e la pianta è bella solo se è fiorita. Anthosart vuole, infatti, diffondere un idea di bellezza legata anche ad altri criteri, quali la sostenibilità che permette agii ecosistemi di vivere nelle nostre città ad un costo molto più basso, la “coerenza” con i nostri territori e il legame con il paesaggio circostante.
Anthosart è il proseguimento ideale del progetto Florintesa (www.florintesa.it) terminato nel mese di novembre del 2015, il cui obiettivo principale era la valorizzazione del patrimonio floristico italiano in ambito culturale. Florintesa ed Anthosart raccontano di piante, di fiori, di alberi, del verde delle nostre città, di paesaggi e di equilibri, della bellezza della nostra flora diffusa nel territorio, utilizzando linguaggi mutevoli e strumenti eterogenei, volti ad accogliere le proficue contaminazioni culturali per intercettare sensibilità diverse, sguardi, spesso distratti, nel villaggio globale di cui siamo cittadini e non proprietari. Invitiamo pertanto, tutti coloro che condividono la nostra visione del verde urbano e che sono interessati a questa tematica, a partecipare al progetto Anthosart.

Articolo pubblicato sulla rivista “il vivaista – sguardo trimestrale sul vivaismo” da F.Colucci e P.Menegoni

 

 

 

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