Piante esotiche invasive in ambiente urbano

II termine esotiche si riferisce a quelle specie che non sono native di un determinato territorio, ma vi sono state introdotte, deliberatamente o accidentalmente, dall’uomo. Queste specie sono indicate, in letteratura, anche come aliene, alloctone, non-indigene, neofite.

I Principi Guida della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) per prevenire l’introduzione e mitigare gli impatti delle specie aliene che minacciano gli ecosistemi, gli habitat e le specie, definiscono una specie aliena come “una specie che è stata introdotta al di fuori del suo areale naturale, passato o presente”. Le specie esotiche, a secondo del successo con cui si riproducono nel nuovo territorio di introduzione, possono essere classificate in casuali, naturalizzate e invasive. Casuali sono quelle specie esotiche che possono fiorire ed anche riprodursi occasionalmente in un’area, ma non formano popolazioni in grado di auto-mantenersi nel tempo e dipendono pertanto da reiterate introduzioni per poter persistere. Naturalizzate sono quelle specie esotiche che si riproducono efficacemente senza l’intervento dell’uomo, formando popolazioni in grado di persistere nel tempo per parecchie generazioni. Invasive sono quelle specie esotiche che sono divenute naturalizzate e rappresentano, o hanno il potenziale per rappresentare, una minaccia per la biodiversità attraverso la capacità di riprodursi con successo, diffondendosi a considerevole distanza e colonizzando vaste aree in cui rimpiazzano la flora nativa (autoctona). Proprio perché le specie esotiche invasive rappresentano una causa importante di perdita di biodiversità, recentemente (22 ottobre 2014), il Parlamento Europeo ha emanato un regolamento (N. 1143/2014) recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive. L’ambiente urbano rappresenta un contesto particolarmente cruciale in relazione al tema delle piante esotiche. Uno studio del 1998 condotto su 54 città europee ha evidenziato che, mediamente, ben il 40% della flora urbana è costituita da specie esotiche e che tali specie aumentano significativamente con l’aumento della superficie delle città. Un altro studio condotto nel 2006 nella città di Shanghai ha evidenziato che tra gli anni 1975-1980 e il 2005, in cui l’espansione urbana ha determinato un incremento delle aree verdi gestite da 8,7
kmq a 252,9 kmq, ben 300 specie vegetali aliene sono state introdotte. Molte specie esotiche invasive, quindi, sono state introdotte deliberatamente per scopi ornamentali e florovivaistici legati al verde urbano e rappresentano oggi una minaccia per la biodiversità di ecosistemi naturali, fra queste, relativamente al territorio italiano, si possono citare la vite del Canada (Parthenocissus quinquefolia (L.) Planch.), l’albero delle farfalle (Buddleja davidii Franch.), l’acero americano (Acer negundo L.), la quercia rossa americana {Quercus rubra L.), il fiore di loto (Nelumbo nucífera Gaertn.), il caprifoglio giapponese (Lonicera japónica Thunb.), la palma cinese (Trachycarpos fortunei (Hook.) H. Wendl.), la pueraria (Pueraria lobata (Willd.) Ohwi), il poligono giapponese (Reynoutria japónica Houtt.). Altre piante esotiche invasive, seppur introdotte per motivi diversi, trovano talvolta ancora una collocazione sul mercato vivaistico, quali ad esempio, la robinia (Robinia pseudoacacia L.) e il ciliegio tardivo (Prunus serótina Ehrh.). Considerata la loro pericolosità per la flora e gli habitat nativi, la Regione Lombardia, prima in Italia, nel 2008 ha emanato, in allegato (Allegato E) alla L.R. 10/2008 (Disposizioni per la tutela e la conservazione della piccola fauna, della flora e della vegetazione spontanea), una Lista nera delle specie alloctone vegetali oggetto di monitoraggio, contenimento o eradicazione, nella quale quasi tutte le specie citate precedentemente sono incluse. Recentemente, anche la Regione Piemonte ha prodotto elenchi (aggiornati con la DGR 23-2975 del 29 febbraio 2016) di specie esotiche invasive (Black List) che determinano o che possono determinare particolari criticità sul territorio piemontese e per le quali è necessaria l’applicazione di misure di prevenzione/gestione/lotta e contenimento. Relativamente a questo tema, la regione Piemonte ha realizzato anche un sito in cui reperire informazioni molto dettagliate sulle modalità di trattamento di tali specie invasive http://www.regione.piemonte.it/ambiente/tutela_amb/esoticheInvasive. htm), quali ad esempio pirodiserbo, sfalcio, cercinatura per le legnose. L’ambiente urbano, inoltre, per la sua dinamicità che determina la continua presenza di aree disturbate per movimenti in terra, manutenzioni stradali, manutenzioni ferroviarie, manutenzioni di aree verdi (giardini, orti, parchi ecc.), cantieri, realizzazioni o sistemazioni di infrastrutture, ma anche di aree ruderali/industriali abbandonate (comunque precedentemente disturbate), rappresenta un luogo ideale per ospitare una flora alloctona invasiva costituita da specie che, in tali condizioni di disturbo, trovano il loro optimum ecologico e competono con più successo rispetto alla nostra flora autoctona. Tra tali specie, introdotte deliberatamente o  involontariamente, si possono citare l’ailanto (Ailanthus altissima (Mill.) Swingle), la galinsoga (Galinsoga parviflora Cav. e Galinsoga quadriradiata Ruiz & Pav.), l’ambrosia (Ambrosia artemisiifolia L.), il topinambur (Helianthus tuberosus L.), gli amaranti (Amaranthus retroflexus L. e Amaranthus deflexus L), l’assenzio dei fratelli Verlot (Artemisia verlotiorum Lamotte), la cespica comune (Erigeron annuus (L.) Desi.), il senecione sudafricano (Senecio inaequidens DC.). Immagini relative alle specie citate nel testo possono essere reperite sul sito di Acta Plantarum, alla sezione schede botaniche: www.actaplantarum.org/acta/schede.php. Alla luce di quanto descritto, che cosa si può fare per contrastare la diffusione di specie esotiche invasive in ambiente urbano? Di seguito sono indicati alcuni suggerimenti dedotti dalla letteratura e dalla personale esperienza della scrivente che da anni si dedica al tema delle esotiche. Innanzitutto, molto importanti sono l’educazione, l’informazione e l’aggiornamento, tramite brochure informative, seminari tecnici, incontri con i cittadini, organizzazione di eventi tematici, al fine di rendere pubblica la pericolosità di certe specie esotiche e invitare a non utilizzarle più nel verde urbano, incentivando invece l’uso di specie autoctone nelle pratiche ortocolturali. È altresì importante promuovere, attraverso incontri tra operatori dei vari settori del verde (quali ad esempio, architetti, progettisti di giardini, florovivaisti, botanici, addetti alla manutenzione, ecc.), la messa a punto e il rispetto di codici di comportamento volontari per i gruppi che sono coinvolti nella commercializzazione e nell’utilizzo di essenze vegetali. La prima esperienza in questo senso risale al 2002 e, in particolare, alla Dichiarazione di St. Louis per il Nord America. Nel 2009, l’Unione Europea ha pubblicato un volume intitolato “Code of conduct on horticulture and invasive alien plants“, successivamente tradotto in italiano e pubblicato, nel 2012, dalla Società Botanica Italiana in un volume dell’Informatore Botanico Italiano, con il titolo “Florovivaismo, verde ornamentale e specie esotiche invasive: Codice di comportamento“. Tale Codice, pur non essendo uno strumento di natura giuridica obbligatorio, può realmente costituire un riferimento volontario di attenzione, specialmente per evitare la diffusione di specie esotiche invasive. Esso fornisce indicazioni utili per formalizzare i comportamenti virtuosi tra gli operatori e, allo stesso tempo, contribuisce alla crescita culturale di coloro che spesso, inconsciamente, diffondono o inseriscono specie che possono rappresentare un serio pencolo per altre specie e/o habitat di interesse conservazionistico. Tra le indicazioni utili riportate nel suddetto Codice, si citano, ad esempio, le seguenti:
– Conoscere le specie vegetali invasi ve presenti nel proprio territorio;
– Conoscere esattamente cosa si coltiva: assicurarsi che il materiale coltivato sia stato correttamente identificato;
– Conoscere la regolamentazione inerente le specie esotiche invasive;
– Collaborare con le organizzazioni e i soggetti interessati, sia del settore del commercio che della conservazione e protezione della natura;
– Concordare quali specie vegetali rappresentano una minaccia e ritirarle dal commercio;
• Adottare buone pratiche di etichettatura.
Per approfondimenti, si rimanda al sopra citato volume dell’Informatore Botanico Italiano. Per contenere le specie esotiche invasive, infine, è poi molto utile incentivare l’uso di specie autoctone, sia erbacee, sia legnose, messe a dimora con densità elevate affinché occupino il più possibile le nicchie ecologiche dell’area in cui si sta intervenendo, sottraendole appunto alle invasive. In questo senso, sarebbe utile anche effettuare una semina di erbacee autoctone in tutte quelle aree di risulta connesse a cantieri e che vengono dismesse a chiusura dei lavori, rappresentando, come già detto, un sito ideale per lo sviluppo delle esotiche invasive. Le città, se correttamente gestite, sotto il profilo delle specie vegetali utilizzate e/o già presenti nel verde urbano, seguendo alcune delle indicazioni sopra suggerite, possono pertanto rappresentare un’opportunità irrinunciabile per conservare la biodiversità.

Bibliografia di riferimento
Banfi E.. Galasso G. (a cura di), 2010. La flora esotica lombarda. Museo di Storia Naturale di Milano. Regione Lombardia – Sistemi Verdi e Paesaggio. Bouvet D. (ed.), 2013. Piante esotiche invasive in Piemonte. Riconoscimento, distribuzione, impatti. Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino. Celesti Grapow L., Pretto F., Carli E.. Blasi C (eds.), 2010. Flora vascolare alloctona e invasiva delle regioni d’Italia. Casa Editrice Università La Sapienza. Roma. Heywood V., Brunel S., 2012. Florovivaismo, verde ornamentale e specie esotiche invasive: Codice di comportamento. Informatore Botanico Italiano. 44 (supplemento 4). Pysek P. 1998. Alien and native species in Central European urban floras: a quantitative comparison. Jourbnal of Biogeography, 25: 155-163. Zhao S., Da I., Tang Z., Fang H., Song K., Fang J., 2006. Ecological consequences of rapid urban expansion: Shanghai, China. Front. Ecol. Environm., 4(7): 341-346.

Articolo pubblicato sulla rivista “Lineaverde” – Gennaio Febbraio 2017″ da Silvia Assini

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