Scegliere gli alberi per la città

Ogni città ha il proprio carattere, la propria storia e tra città spontanee e città di fondazione sono proprio storia, geometria e intenzioni politiche a fare la differenza. Ma quali alberi sono giusti per la città contemporanea e del prossimo futuro?

Piantare alberi, come argomento di un articolo, ai più – ai non addetti ai lavori – potrebbe sembrare una perdita di tempo. Piantali e basta questi alberi: c’è n’è bisogno! Eppure è un’arte raffinata, un sentimento così pieno e un’azione talmente potente da meritarsi tutti gli articoli e le conferenze possibili. Infatti succede giornalmente, anche in Italia. Quotidiani, settimanali e mensili compresi. In alcuni casi sentiamo ripeterci che dobbiamo tornare alla terra, ritrovare il contatto con la natura. Slogan che piacciono tanto anche a noi. Eppure siamo tanto distanti dall’azione potente e raffinata della messa a dimora di un’albero con semplicità che sentiamo il bisogno di darci delle regole. Regole sacrosante. A volte si tramutano in pastoie burocratiche tanto farraginose da farci allontanare dal vero oggetto della discussione: l’albero e il suo spazio e ci scappa la voglia di piantarlo. C’è chi dice che non si devono piantare più alberi esotici perché bisogna superare il concetto di giardino, di verde ornamentale, della sola bellezza per gli occhi. Dimenticando la storia della flora urbana delle città mediterranee, o forse, al contrario, pensando che le specie autoctone siano sinonimo di bruttezza o che la bellezza sia talmente diffusa da non aver bisogno di un “upgrade”. C’è chi non vede differenza tra pubblico e privato, in un’amalgama indistinta di verde medio. Chi vieta proprio di usare la parola verde. Chi non vuol essere chiamato architetto ma giardiniere – senza per questo abbassare la schiena e mettere le mani nella terra – e chi proprio il giardino non lo può vedere. Insomma, i distinguo moltiplicano le regole e, per assurdo, le incertezze. Le tendenze accecano. Quali alberi quindi per la città contemporanea e del prossimo futuro? Quale guida nella scelta delle specie? Quale saranno le specie giuste per Milano, Roma, Palermo, Phoenix, Miami o Vigevano? In Italia, la città contemporanea non vuole evolversi. Potremmo cavarcela cosi, con una battuta, ogni volta che trasaliamo per potature selvagge, messe a dimora azzardate e protezionismi forzati nella città di tutti i giorni, quella che viviamo “sul campo”. Scusiamo noi stessi adducendo colpe ad amministratori locali, politici, norme e leggi, immobilismo, colleghi frettolosi, eccesso di cautele, alla mancanza di denaro, alla crisi, e, perché no, “se l’avessi fatto io sarebbe stata un’altra cosa”. Eppure l’amore per il verde va oltre. A volte esplode in inaspettati successi sia nel pubblico sia nel privato. Nel bene o nel male, in fondo, il caso è sempre in agguato, come ci ha insegnato Friedrich Dürrenmatt nei suoi romanzi. Ma è solo una questione di caso o è possibile darsi qualche piccola buona regola in più? Onde evitare di azzardare dovremmo aver ben chiari solo due elementi fondamentali: – la città con tutte le sue regole: quindi dove ci troviamo, il luogo dei fatti; – l’albero da mettere a dimora: chi compie l’azione di mettere a dimora alberi e chi, ancor prima, ha determinato la scelta della specie e della sua qualità. Ogni città ha il proprio carattere, la propria storia e tra città spontanee (Roma per esempio) e città di fondazione (Washington D.C., Brasilia, Milton Keynes, Pienza, Littoria-Latina, e tante altre) sono proprio storia, geometria e intenzioni politiche a fare la differenza. La città di fondazione è un nucleo urbano generalmente ben definito geometricamente e urbanisticamente pianificato per motivi politici e/o militari, di sicuro ideali in cui la natura non sempre ha trovato spazio se non come elemento singolo assimilabile ad un arredo o un’area a verde più o meno estesa ritagliata dalla maglia urbana. Quelle spontanee hanno visto l’albero come produttivo e solo successivamente inserito come elemento di decoro. Siamo passati dalle prime città, sottrattrici di spazio alla natura – hic sunt dracones, hic sunt leones – all’idea di naturalizzare, inverdire, ovunque sia possibile, passando attraverso le città giardino. Ci siamo dati delle regole di decoro urbano per arrivare a concetti di giungla urbana. Occorre darsi delle regole: verificare la sostenibilità ambientale, l’affinità storico-paesaggistica, gli effetti dal punto di vista ecologico, fare attenzione ai problemi di carattere fitosanitario, relazionarsi con gli uffici competenti onde venire a conoscenza di consuetudini o altre regole altrimenti oscure, verificare l’esistenza di un apposito elenco piante, tenere presente le distanze da edifici, manufatti, sottoservizi e impianti, del clima che cambia, ecc. Tutto appropriato e dovuto anche quando l’unico requisito determinante rimane sovente la sostenibilità economica. Il bravo professionista del verde quindi non dovrebbe solo conoscere tutte le regole relative ad un dato posto e alle specie disponibili, dovrebbe anche saperle interpretare e trasformare in spunto per un progetto migliore e poco costoso. Il fine è ottenere il meglio per la città, cioè lo spazio di messa a dimora dell’albero. Mettere in gioco le regole al proprio servizio significa riconoscere ad un dato luogo il carattere che lo distingue da altri. Dargli un nome ed un cognome, laddove questa attribuzione di un carattere corrisponde a donare senso al luogo stesso e al lavoro di qualificazione che anche la messa a dimora di un albero rappresenta. Significa rendersi conto che il proprio lavoro ha effetto sul contesto, sempre. Che relazionarsi ad esso significa progettare – costruire una parte del tutto. La città, appunto ma anche tutti quei collegamenti, quelle diramazioni che la mettono in contatto con altre attraverso il mondo rurale – quando ancora esistente – o attraverso altri nuclei urbani magari più piccoli. Non è un lavoro complicato, basta sporgersi un poco avanti, andare oltre il proprio recinto (l’albero) per comprendere le esigenze tecnico-funzionali, ambientali e storico-paesaggistiche dell’altro (la città). Cosa rimane? Uno dei lavori più esaltanti: scegliere la pianta giusta. 

Articolo pubblicato sulla rivista “Lineaverde” da Valerio Cozzi

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