Le malattie delle piante e i comportamenti degli uomini: c’è un legame

 

Evitare che il grande patrimonio vegetale ancora esistente venga deteriorato ulteriormente nei prossimi anni, adottando adeguati e costanti comportamenti prevalentemente rivolti all’attenzione generale sul verde, alla riduzione dei troppi danneggiamenti, alle diagnosi patologiche più precoci, precise e continue, alle relative quanto indispensabili manutenzioni, alle necessità di cure adeguate con riguardo alla massima affermazione del biologico.

Si deve purtroppo notare ancora oggi ed in tante occasioni, che l’unico elemento a cui si fa ovunque riferimento è sempre ed esclusivamente il denaro, tanto che le diverse attività da sempre ritenute utilissime per il verde ornamentale sia pubblico che privato, ma che richiedono tempi e costi esecutivi purtroppo da molti non ritenuti utili о necessari, vengono rinviate troppe volte о mai eseguite, solo per evitare il rischio di una paventata о possibile insufficienza economica. Diversi nuovi impianti arborei ed in molti casi anche tanti di quelli presenti da tempo e spesso molto datati, si dimostrano attualmente e sui più vari territori nazionali in condizioni preoccupanti, sia per patologie anche facilmente rilevabili che per danni evidenti prodotti in varie occasioni da scorretti comportamenti umani, attribuibili in prevalenza a disattenzioni, mancanza di professionalità esecutiva, illusione di risparmio (di tempo e denaro), danni diversi, incuria, ecc. Tutto questo porta spesso al risultato negativo di atteggiamenti esecutivi contrari a quanto la logica e la tecnica potrebbero riuscire a proporre, se l’attenzione a ciò che succede quotidianamente a livello ambientale fosse maggiore e rappresentasse un dovere a cui tutti dovremmo attenerci con la massima determinazione e personale soddisfazione. Bisogna subito sottolineare l’attenzione sempre più necessaria per l’ambiente che sta degradando gradualmente ed a molti non appare purtroppo una cosa tanto importante, ma che deve essere continuamente riproposta al fine di evitare di raggiungere livelli indesiderati che un giorno anche non lontano potrebbero diventare difficilmente recuperabili e portare a problematiche ambientali alquanto dannose, oggi non ancora sufficientemente studiate e conosciute, ma visibilmente già presenti anche a carico degli stessi uomini e dei tanti altri organismi viventi. Per tutti questi motivi da non trascurare ulteriormente, coloro che si trovano in condizione di poter operare a favore dell’ambiente, sia in primo luogo per obbligo lavorativo (operatori professionali pubblici e privati), ma anche per naturale e gratuito attaccamento alle attività che tendono a preservarlo, dovranno cercare di migliorarsi mentalmente e tecnicamente, compiendo durante le necessarie attività manutentive, tutte le azioni migliorative che oggi la tecnica e la legislazione cercano di proporre ed imporre in tante maniere. Sono soprattutto gli organi Dirigenziali inquadrati nei vari Enti pubblici che partendo dall’esame indispensabile delle più varie progettazioni di opere a verde e passando all’esecuzione degli impianti e delle fasi successive, devono controllare e seguire con maggiore attenzione gli addetti alle necessarie attività manuali о meccaniche ed intervenire tassativamente ogni volta che i lavori, sia nelle fasi iniziali che sulle piante nei periodi successivi, non vengano eseguiti correttamente. Queste necessità applicative derivano dal fatto che la vegetazione di ogni tipologia, è composta da un insieme di organismi viventi che possiedono particolari e diverse esigenze per rimanere in vita e riprodurne altri, alla stessa stregua degli uomini e di tutti gli altri esseri viventi. Pertanto, i manutentori del verde a tutti i livelli, devono essere comunque preparati e sempre seguiti dai loro Dirigenti che devono a loro volta possedere la preparazione tecnica necessaria e sufficiente ad indirizzarli nel migliore dei modi per ogni tipo di lavoro da eseguire sulle e per le piante, tanto che per assolvere bene questi compiti, dovranno essere particolarmente preparati ed avvalersi senza timore, nei momenti di sopraggiunte difficoltà, degli Specialisti in materia presenti soprattutto negli Osservatori per le malattie delle piante e negli Ordini professionali Agro-forestali. In queste occasioni, se si tratta di forme patologiche non ancora conosciute ed oggi più frequenti a seguito della diffusa globalizzazione о di ricomparse di altre già in parte contenute nel passato, diventa sempre più necessario ricorrere a quello che dovrà diventare una regola che purtroppo non appare ancora ben digerita, rappresentata dalla indispensabile costituzione a livello nazionale del più volte sollecitato dal sottoscritto anche da diverso tempo su queste stesse pagine ed altrove, definito il “Pronto Soccorso Locale e Nazionale per le Malattie delle Piante”, come istituzione indispensabile per bloccare sul nascere almeno le prime forme patologiche nuove e quelle più gravi. Se non vengono rispettate queste regole e non si seguono corsi specifici di preparazione ed aggiornamento, facendo leva soprattutto sulle nuove e giovani generazioni, le situazioni attuali non miglioreranno mai, anzi tenderanno sempre a peggiorare mettendone sempre più in evidenza gli aspetti negativi ed i tanti rischi che ne conseguono. Per non rendere inutili queste raccomandazioni, come già tante volte verificatosi in passato e soprattutto per evidenziarne ancora una volta l’importanza, occorre ripetere e riproporre almeno i punti da ritenere più importanti per le attività da programmare a favore della salute del verde e da effettuare sempre con molta attenzione, evitando gli ormai soliti rinvìi e prestando la massima precisione esecutiva.
1) In ogni caso, prima di intraprendere qualsiasi progetto di nuova formazione о di ripristino di vecchi impianti vegetali, occorre tassativamente valutare in ogni luogo la tipologia delle piante da impiegare о reimpiegare, le loro esigenze vitali ed al momento delle scelte in vivaio le condizioni di salute delle piantine, al fine di favorirne una buona partenza, una lunga vita ed un più facile adattamento all’ambiente in cui verranno collocate.
2) Contemporaneamente si devono valutare gli spazi disponibili per le loro sistemazioni in loco, al fine di evitare che le distanze da strutture già presenti о da altri ostacoli e tra le stesse piante (considerare sempre i sesti d’impianto), abbiano già in partenza da pregiudicare per insufficienza di spazio ed assurda competizione, il buon esito futuro soprattutto nello sviluppo dei nuovi impianti.
3) A questo punto si dovranno prendere seriamente in considerazione le condizioni strutturali e nutrizionali dei suoli presenti, non lesinando nelle lavorazioni di fondo ed in quelle successive, oltre all’apporto equilibrato di sostanze nutritive, particolarmente necessarie in fase di partenza dei nuovi impianti e di ricostituzione dei tratti danneggiati nel tempo e sostituiti. Ovviamente questi interventi non dovranno mancare quando necessario anche nelle fasi che seguono quella dell’impianto, per favorire le crescite e le durate dei giovani esemplari.
4) Considerando soprattutto le variazioni climatiche verificate in tempi recenti con le temperature in generale rialzo, si dovrà prestare particolare attenzione alle possibilità di approvvigionamento idrico, soprattutto nei periodi di maggiore necessità, senza tuttavia eccedere quando la reale situazione non lo impone.
5) Per gli stessi motivi climatici, nei territori e per le specie che ne dimostrino maggiore necessità (tiglio, ginkgo biloba, ippocastano, acero, ecc.), al momento dell’impianto occorre prestare molta attenzione alla protezione dei giovani fusti per almeno 150-180 cm di altezza, con appositi materiali (assicelle di legno, arelle di canne, escludendo sempre l’impiego di juta e di plastica) da sistemare a copertura delle parti poste a Sud/Sud-Ovest e cercando di mantenere all’atto dell’impianto l’orientamento che le piantine possedevano in vivaio, tutto al fine di contenere i gravi danni corticali sui giovani fusti, provocati spesso dagli eccessi di calore e dall’irraggiamento.
6) In particolare durante le operazioni d’impianto ma anche successivamente, evitare qualsiasi danneggiamento ai fusti soprattutto nelle zone dei colletti per i lavori eseguiti in adiacenza о per il taglio delle infestanti, al fine di non dare origine alle vie principali di penetrazione dei patogeni, sempre presenti e pronti ad invadere i tessuti danneggiati, provocando spesso patologie anche gravi. Per questo si raccomanda di prestare particolare attenzione durante l’esecuzione di qualsiasi attività di tipo meccanico da effettuare a diretto contatto con le piante о durante gli interventi di potatura che vanno eseguiti solo se ritenuti necessari ed adottando le tecniche più corrette di taglio. Ovviamente, tutte le lesioni riscontrate od effettuate per qualsiasi motivo, devono essere sempre rifilate correttamente e subito disinfettate con i prodotti fitosanitari debitamente autorizzati.
7) Gli stessi interventi limitatori devono essere effettuati durante e dopo la eliminazione di formazioni cancerose di marcescenze già in atto ma ancora asportabili e possibilmente risanabili. Di queste manifestazioni patologiche in genere molto gravi, se ne riscontrano molte soprattutto sui fusti nella zona dei colletti о nei rami dopo potature male eseguite e nelle radici, tanto che presentano la causa più frequente di consistenti degenerazioni dei tessuti e morte delle piante .
8) A questo punto non resta che raccomandare la totale eliminazione di tutte le piante morte, purtroppo attualmente molto presenti su ogni territorio, mediante rapidi e totali abbattimenti, con l’asportazione e completa distruzione di tutto il legno ricavato e della massima parte possibile degli apparati radicali, operazioni che ancora oggi si vedono purtroppo eseguite raramente e che in tante occasioni hanno provocato l’infezione e successivamente la morte delle piante situate in adiacenza (anche per interi filari) ed aumentate le condizioni di rischio caduta piante e di degrado ambientale, che con il trascorrere del tempo appaiono sempre più evidenti e preoccupanti.
9) A corredo del punto precedente e per evidenziare una forma di abbattimento abbastanza diffusa ma da non favorirne più l’applicazione, che purtroppo si sta verificando da qualche tempo ed in troppi luoghi forse per un illusorio risparmio di tempo e di denaro, si deve proporre il divieto di effettuare il taglio delle piante morte poco sopra la zona del colletto, dando origine a tanti rudimenti simili a seggiolini che restano lungamente sul posto come a favorire un eventuale riposo dei viandanti sfiniti, ma che sono  soltanto in grado di diffondere le patologie che hanno provocato la morte di quelle piante.
10) Da ultimo, si deve anche raccomandare di non eseguire nuove piantagioni per almeno una о più stagioni, nelle stesse posizioni occupate dalle piante morte anche dopo le loro totali asportazioni e le necessarie disinfestazioni, per evitare comunque possibili infezioni già dall’inizio del ciclo vitale dei nuovi esemplari piantati.

Articolo pubblicato sulla rivista “Lineaverde” da Giorgio Badiali (dottore agronomo, fitopatologo)

 

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